Estratto da
“E’ tempi ‘i ‘na vota cu’…”
di Saverio Italiano
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Queste consuetudini corrispondono all’ atavico richiamo del ritorno alle origini?
Spesse volte me lo son chiesto senza risposte plausibili se non quelle date dalle considerazioni psicologiche che ci fanno intendere che l’uomo è sempre spinto alla ricerca del proprio IO e alla ricerca delle basi che costituiscono questo IO nel complesso del vivere sociale.
Sta di fatto che ogni essere umano tende sempre a migliorare e a perfezionare ciò che ha – è il progresso che lo impone -, ma nello stesso tempo tende a ripristinare ciò che è perduto o che sta per perdersi, proprio perché il tempo e la polvere si attivano a coprire ogni cosa per farla dimenticare.
Mi riferisco al fatto che la frenesia della vita ci fa obliare l’essenza dell’esistenza e ci immette in quel vortice del consumismo per cui tutto deve essere consumato, prodotto perché venga consumato e non possa durare nel tempo, come una volta. Il richiamo è non solo al cibo che facilmente si deteriora, ma anche ai casalinghi, agli arredi che oggi vengono prodotti con materiale di minor qualità perché durino poco, giusto il tempo per imparare ad averli che bisogna cambiarli per l’usura o perché le ricerche tecnologiche vanno così velocemente che ciò che è nuovo al momento dell’acquisto già dopo pochissimo si ritiene superato da un altro più elaborato e multifunzionale.
Ciò comporta nell’uomo un’angoscia per la scomparsa di quelle cose che, non prese prima in seria considerazione, ad una nuova necessità per seguire la moda vengono distrutte e poi si rincorrono con frenesia, ma inutilmente, per poterli riavere.
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Nonostante l’invadenza della modernità, fanno cornice e ci rammentano il tempo passato in un confronto disuguale con il presente. Oggi, per fortuna e grazia di Dio, segniamo una più sempre marcata corsa alla conservazione e al rispristino delle tradizioni che, in fondo in fondo, altro non sono che il legame di quel cordone ombelicale che ci ha dato la vita e che ci tiene vivi e legati al passato per costruire un ottimo futuro.
Rinvangare, comunque, il déjà-vu ci spinge a perderci nelle considerazioni, perché è come se si volesse far rivivere e/o tenere sempre presenti cose ed azioni che, necessariamente debbono subire variazioni e mutazioni nell’arco temporale del trascorrere della vita.
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In questo brevissimo lasso di tempo non ho potuto che darvi: “di tutto un po’; di quello che potevo dirvi non vi ho detto quasi niente”. Delle infinità di cose che ci circondano e che costituiscono il nostro vissuto, vi ho dato solo delle minutissime briciole, nella speranza che esse stesse possano stimolarvi una fame di sapere che, oltre a far crescere ognuno di noi, farà ancor più crescere la nostra Delianuova, la farà sopravvivere sempre più alle proprie origini perché si capiranno più approfonditamente le motivazioni di cui precedentemente ho detto, così come si capiranno le motivazioni degli abitanti della Bovesia che sono andati alla ricerca della loro progenie.
Motivazioni e similitudini, quelle che avete visto nelle immagini, riprese dagli usi, costumi e tradizioni degli abitanti della Bovesia; ma chi di noi non li riconosce come propri? Chi di noi deliesi di una certa età non li ha prodotti o fatti?
Queste somiglianze di vita operativa ci hanno portato, nel tempo, a stabilire delle convenzioni che ci spingono a riconsiderare gli altri come nostri fratelli, a rivalutare i sensi di profonda similitudine e convivenza con l’altra gente che riteniamo spiritualmente vicina, instaurando rapporti che vanno al di là del semplice gemellaggio formale con i discendenti di quelle persone che nel passato, possono essere stati i progenitori delle nostre generazioni presenti.
Queste le basi su cui, profondamente e saldamente si può impostare un’idea di GEMELLAGGIO che nobiliti la nascita, ma di più la prosecuzione, del Tempo e della Storia.
“E’ tempi ‘i ‘na vota cu’…”
Saverio Italiano
2016 – Deliaprint Editore


